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La Casa dell'Emanuele

CASE FAMIGLIA

Ciao a tutti!
Siamo Ilaria e Piercarlo e ci siamo sposati nel 2002.
A giugno del 2008, grazie ad una coppia di nostri amici che gestisce una casa famiglia, siamo stati contattati per un affido: una ragazzina di undici anni e mezzo, che per motivi di riservatezza chiameremo Alice. A questa proposta il nostro entusiasmo è andato alle stelle: finalmente avevamo l’occasione per esprimere quella paternità e quella maternità che sentivamo di poter e voler donare a qualcuno. Comunque l’affido non è un gioco e, rimessi i piedi per terra e con qualche doveroso timore, siamo andati al colloquio con i servizi che gestivano il “caso”. Che dire, quando abbiamo appreso la storia di Alice ci siamo resi conto che sia il cuore sia la ragione ci dicevano la stessa cosa: quella “domanda” di attenzione e di amore necessitava di una risposta, la nostra.
Così nell’agosto del 2008, anche se non completamente compresi e incoraggiati da tutti, abbiamo accolto Alice.
Malgrado l’inizio dell’adolescenza di Alice dobbiamo dire che non abbiamo avuto grossi problemi di inserimento e di adattamento, stavamo creando un nucleo familiare per questa ragazzina che a causa dei suoi vissuti personali ha dovuto crescere in fretta, ma che aveva ed ha ancora bisogno di tanto affetto e di tante coccole.
In questi primi mesi trascorsi insieme il nostro parroco, don Tonino, ci ha proposto di diventare Casa Famiglia, ovvero fare dell’accoglienza ai più piccoli una scelta di vita. La proposta ci è piaciuta subito e avremmo detto sì immediatamente, ma in quel momento non eravamo più soltanto noi due, c’era anche Alice, con il suo vissuto particolare. Quindi ci siamo presi un po’ di tempo prima di dare una risposta, pensavamo doveroso condividere questa scelta anche con lei.
All’inizio Alice non ha preso bene la proposta, poi un bel giorno, mentre stavamo passeggiando, ci ha dato la sua benedizione: era un bene fare questa cosa, perché in questo modo si potevano aiutare altri bimbi a scoprire che esistono persone adulte di cui si ci si può fidare.
A questo punto abbiamo dato la nostra disponibilità ad iniziare questo nuovo cammino in Parrocchia, ma il Signore ci riservava ancora una sorpresa: l’arrivo della sorellina di Alice, Noemi di due anni e mezzo. Noemi è arrivata nella nostra famiglia nel gennaio del 2009 e per i primi tempi non è stato facile: abbiamo dovuto reimpostare il nostro modo di vivere. Abbiamo messo in standby il progetto di Casa Famiglia.
Siamo ora nel 2011, un po’ di tempo è passato e noi siamo veramente molto felici delle scelte fatte. Ci sentiamo famiglia a tutti gli effetti e una cosa, tra le tante, abbiamo imparato dalle nostre due bimbe: i bambini non hanno bisogno di cose materiali ma di affetto, calore, coccole, regole…e tutto ciò lo si può trovare in famiglia.
Per questo oggi, insieme a Noemi e Alice, abbiamo deciso di aprire la nostra casa ad altri bimbi che avessero bisogno di una famiglia, anche solo momentaneamente, per offrire loro un clima sereno ed accogliente, dove poter condividere le ansie, le paure, ma anche le gioie, la felicità, l’amore.
La nostra casa si chiama “Casa dell’Emanuele” perché Dio nasce a Betlemme in una povera grotta. Si è fatto bambino, si è fatto uomo umiliato e crocifisso per essere alla pari e a fianco di ogni esperienza umana. Dio è diventato nostro fratello per conoscere, condividere e valorizzare la nostra umanità. Per questo motivo e per iniziare in modo corretto questa nuova esperienza di casa famiglia, abbiamo contattato i responsabili dell’associazione “Il Volo della Gabbianella”, da anni esperti in questo campo; insieme a loro ci piacerebbe poter realizzare anche un altro progetto: far conoscere l’esperienza dell’affido, attraverso degli incontri aperti a tutti, ma soprattutto a quelle coppie in grado di comprendere che essere genitori non significa “avere” un figlio, ma “esprimere” una paternità ed una maternità al servizio di un bambino e che può anche non essere necessariamente “nostro”. Per chi sa vedere oltre poi, l’affido non si risolve semplicemente nell’aiutare un bambino accogliendolo in casa propria, ma è anche la manifestazione di una concreta solidarietà fra famiglie che condividono e si aiutano.
Vogliamo concludere con una frase di Albert Einstein “Non esistono grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice”.
Arrivederci!


“La casa dell’Emanuele”   




 
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